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Attilio Quintili – Bianco Sporco/Off-white

BIANCO-SPORCO-COPERTINA-WEB
www.attilioquintili.com

ATTILIO QUINTILI
OFF-WHITE – BIANCO SPORCO
a cura di Anty Pansera
2-4 settembre 2016

Rotonda dell’architetto Galli di Muky
Via maioliche, angolo piazza 2 giugno, FAENZA

In occasione di Argillà 2016, manifestazione a Faenza dedicata all’arte della ceramica, si terrà la mostra Bianco sporco, con opere di Attilio Quintili. Curata da Anty Pansera, con testi nel libro di mostra di Enrico Crispolti, Anty Pansera, Andrea Baffoni e Cristina Magnaghi, l’esposizione presenta la recente produzione dell’artista, con le inedite opere in porcellana. Formatosi nell’ambito della tradizione ceramica umbra, Quintili ha sviluppato nel tempo una propria identità artistica che ha saputo definire ben al di là della semplice attività ceramica. Nel suo lavoro la terra è divenuta metafora di crescita spirituale, spingendosi verso livelli sempre più alti di sperimentazione e determinando il raggiungimento di soluzioni formali uniche nel suo genere.
Noto a livello nazionale per la particolarità delle “sculture esplose”, Quintili presenta ora, per la prima volta, la produzione legata alla porcellana sottoposta al traumatico processo dell’esplosione. Il risultato è tuttavia straordinario. La materia si presenta frantumata, eppure ben salda, tanto da sembrare come una materializzazione tridimensionale dei cretti burriani. Lo shock provocato al momento dell’esplosione, infatti, resta impresso nella materia come memoria interna, determinando un movimento epidermico che a seguito della cottura produce un singolare craquelè.
Nel caso specifico di Argillà 2016, fruttando l’originalità architettonica della Rotonda, la mostra si presenta quindi come un viaggio nel mistero della materia, trovando anche la corrispondenza del titolo proprio nel bianco, ormai consunto, degli intonaci. Bianco sporco è la metafora del cammino di purificazione, cui la materia allude proprio nel senso del processo interno alla forma e, in questo caso, alla sede espositiva.

 

Enrico Crispolti: “… nell’intuizione immaginativa di Quintili mi sembrano implicite suggestioni, al confronto, invece proprio di più remota allusione: come appunto al conformarsi intrinseco della materia nella sua originaria dimensione cosmica, siderea (quasi implicitamente in certo modo affini a proiettive intuizioni prampoliniane di materialità cosmiche).”

 

Anty Pansera:La specificità/originalità architettonica di quei cunicoli sotterranei che abbracciano le fondamenta del particolare pozzo, cuore della Rotonda/Belvedere  destinato a  contenere la neve per la conservazione degli alimenti, ha suggerito a Quintili di “invaderli”, accompagnando il visitatore in un particolare percorso, alla scoperta di questa sua ultima installazione,  Off-White / Bianco Sporco. E proprio nella discesa si scopre il perché di questo titolo/denominazione:  bianca la porcellana “sporcata” dagli effetti dell’esplosione, bianco ormai consunto, l’intonaco dell’ipogeo. …”

 

Andrea Baffoni: “… Nel suo stadio iniziale, al momento dell’esplosione, il caolino ricorda l’evento cui è stato sottoposto, restituendolo, al momento della cottura, sottoforma di screpolature. Questi cretti imprevisti, esprimono ancora una volta quel principio d’indeterminazione cui il lavoro di Quintili continua ad essere sottoposto, ed è proprio la filosofia orientale ad offrire la lettura più adeguata per tali risultanze. …”

 

Cristina Magnaghi: “… Tutto ha senso, il per caso non esite, solo il miracolo della creazione si offre. Dove i suoni degli uomini non esistono nasce Off White come una provocazione donata all’esistenza. …”

 

Info:
Orari di apertura: 2,3,4 settembre 2016, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.

Libro di mostra: Off-White – Bianco Sporco (disponibile dall’inaugurazione della mostra), testi di: Enrico Crispolti, Anty Pansera, Andrea Baffoni, Cristina Magnaghi.freemocco edizioni

Video della mostra in Lingua dei segni (LIS).

 

Attilio Quintili
Studio: Via Vincioli 13
06053 DERUTA PG Italy
tel. 075 9711431 – cell. 349 1339086
www.attilioquintili.com
info@attilioquintili.com

La Città di Perla – Laura Patacchia –

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a cura di Andrea Baffoni

5 dicembre 2015 – 3 gennaio 2016
freemocco’s house
Via Vincioli 18, DERUTA
Inaugurazione, 5 dicembre 2015, ore 18.00

Dal 5 dicembre 2015 al 3 gennaio 2016, alla freemocco’s House di Deruta, è visitabile la mostra di Laura Patacchia dal titolo La città di Perla, dove l’artista presenta un progetto organico studiato appositamente per lo spazio espositivo. La città di Perla è uno dei tanti luoghi nati dalla fantasia degli artisti, perché quando la realtà non basta si deve per forza edificare un nuovo mondo. Alfred Kubin l’ha fatto con il romanzo L’altra parte, pubblicato nel 1909 e da lui stesso illustrato. La città di Perla è un luogo dell’anima, crepuscolare e insolito, dove i colori svaniscono nelle tonalità dell’ombra e le forme s’ibridano nell’incertezza del sogno. Prendendo spunto dal romanzo di Kubin, e più in particolare proprio dalle illustrazioni, la mostra evidenzia l’attenzione di Laura Patacchia per i temi dell’onirico, confermandola come la più convincente interprete umbra del linguaggio post-umano. Le sue “case-lucerna”, i disegni “corpo-casa”, le “sirene”, trovano spazio nella mostra, evidenziando la predilezione per la “poetica del nido”, ed è così, che per circa un mese lo spazio di Deruta sarà trasformato, permettendo al visitatore il vero e proprio ingresso in un nuovo mondo.

Il 3 gennaio 2015 in occasione del finissage verrà presentato il libro LA CITTÀ DI PERLA con il testo critico di Andrea Baffoni e un contributo di Antonio Gatto. Edizioni Freemocco.
E’ possibile prenotare il volume inviando richiesta a: info@freemocco.com.

info:
freemocco a.p.s. – Via Vincioli 18, 06053 DERUTA PG Italy
http://www.freemocco.com/ – info@freemocco.com – ph. 349 1339086 –
Apertura della mostra su appuntamento ph. 3491339086.

LAURA PATACCHIA, (breve biografia)
Laura Patacchia nasce in Umbria, a Terni il 9.06.74
principali esposizioni: nel 1996 inizia a Perugia con “LINEARMENTE” Galleria Atelier/ 1999 interviene a Volterra con una installazione in loco “SCENA IMPOSSIBILE” / 2001 viene invitata a “CARTUSIA” Certosa di Pontignano, espone a Sarajevo “Biennale Giovani Artisti del Mediterraneo”, è presente al Trevi Flash Art Museum per “LINEA UMBRA-01”/ Tra il 2005/2007 espone al PITTI FILATI di Firenze/ 2006 partecipa al concorso Treviso “L’ARTE PER IL COSTRUIRE”, ANCE /2008 è invitata ad Ancona per “ARRIVI E PARTENZE”/ 2011 a Varese è presente con uno dei suoi abiti, “ABITUALMENTE” Galleria Duet/ 2012 Burghley “FLORA AND FAUNA” Sculpture Garden/ 2013 realizza un’opera per “COSI’ IN CIEO COME IN TERRA ”, Carapace di Arnaldo Pomodoro/ opera in ensamble “ EST QUE TU PEUX ME VOIR” per la “Biennale d’arte contemporanea Magna Grecia”/ realizza una installazione per “TULL MUM EVERYTHING IS OK “ Palazzo Penna, Perugia/ “Ricognizione 2014” Museo Ciac, Foligno/ 2015 Città di Castello “Hortus Artis”, Palazzo Bufalini/ San Demetrio Corone, Cosenza “VOGLIO VEDERTI” opera in ensamble, “Biennale d’arte contemporanea Magna Grecia”, Collegio S. Adriano.

Post recenti

Sauro Cardinali – GIOSTRA GRAMA

copertina-giostra-grama

Sauro Cradinali – Giostra Grama – euro 15.00 –
Spedizione italia (piego di libro) euro 2.00
Totale euro 17.00
per ulteriori informazioni scrivia a: info@freemocco.com

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Sauro Cradinali – Giostra Grama
pag. 52
formato 21×29
rilegatura filo rete
copertina plastificata
scritti di Giovanni Scibilia, Alessandro Piergallini, Andrea Baffoni e Sauro Cardinali.

freemocco editrice

 

 

Sauro Cardinali – GIOSTRA GRAMA

INVITO-WEB-GIOSTRAGRAMA

SAURO CARDINALI – MINORE UMBRO DEL 5102 – GIOSTRA GRAMA (2012-2015)
1/17 MAGGIO 2015

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Inaugurazione, 1° maggio 2015, ore 18.00 p.m.
freemocco’s house, via Vincioli 18, Deruta PG Italy

Alle ore 18:00 di venerdì primo maggio, nello spazio freemocco a Deruta, si inaugura la personale di Sauro Cardinali, GIOSTRA GRAMA. L’artista offrirà ai visitatori uno dei frutti degli ultimi tre anni del suo lavoro, forse il più prezioso.
Proprio a partire da questo giorno, il giorno in cui compie gli anni, e da Giostra Grama, il nome e il tempo ripartono: Cardinali firmerà le opere come Minore Umbro del 5102, contando ogni anno futuro come mille. La datazione si rovescia nella sua immagine speculare.
Egli decide di ripartire da questa terra come un minore del tempo passato, ma ancora di là da venire; di quel medioevo tanto reale quanto artificiale, su cui un particolare carattere antropologico ha costruito il suo recinto, ma per ribaltarlo, agitarlo e aprirlo.
Cardinali scrive: vorrei fare come la neve, che cataloga ogni distanza per archiviarla con misure nuove. Con la potenza matura degli strumenti del suo lavoro e della sua storia di vita, agiti senza soluzione di continuità, in bilico, e sempre intento a misurare il pathos delle distanze, ora si porta dal bordo della materia al crinale della propria esistenza, incarnata, dentro le fibre stesse del lavoro. Può essere solo in questo luogo, in questa geografia, tra queste colline e adesso, che Giostra Grama può offrirsi.
Giovanni Scibilia, nel testo pubblicato nel libro, scrive: “sento lo sguardo cadere. Non mi sento nemmeno più lì, di fronte a un’opera, persi i confini dell’oggetto, eppure tenuto assieme qualcosa come un oggetto attraverso la lettera. In realtà è come se l’opera fosse da un’altra parte, mentre davanti allo sguardo resta il processo che l’ha costituita […] questo porta infine il lavoro e noi stessi nel dominio più ampio dell’arte, ci restituisce all’ “estetica” come spazio del sentire. Sentire diversamente.”

In occasione dell’inaugurazione verrà presentato il libro GIOSTRA GRAMA con scritti di Giovanni Scibilia, Alessandro Piergallini, Andrea Baffoni e Sauro Cardinali. freemocco editrice.

Info:
freemocco a.p.s.
Via Vincioli 18
06053 DERUTA PG Italy
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e-mail: info@freemocco.com
ph. 349 1339086

dal 2 maggio al 17 maggio apertura della mostra su appuntamento ph. 349 1339086

 

Sauro Cardinali (Spina, PG, 1951) negli anni Settanta fonda il gruppo Cronotopo, con il quale sviluppa un lavoro di ricerca anche nel campo teatrale; dal 1980 s’interessa delle problematiche relative alla trasformazione dell’immagine e della sua rielaborazione attraverso l’uso di simboli e di specifici materiali. Negli ultimi anni, con austerità e rigore, alla ricerca di un nuovo ordine definito dalla “ regola”, presenta le opere conosciute come gli Autoritratto, i “rotoli”, Le peripezie del nome, Il pasto delle farfalle ed Estasi e cadute.
Realizzate con un uso che si potrebbe definire, “destinale” dei materiali e della parola scritta, del proprio nome, e del proprio ritratto, con un costante lavoro di scomposizione e di ricomposizione, di unità e molteplicità della superficie, che permetta all’immagine di riapparire, esse definiscono una nuova spazialità e introducono una profonda riflessione sulla sua definizione.

Nel 2001 è vincitore del concorso per idee per la sistemazione dell’area di Piazza Augusto Imperatore a Roma, del concorso per un’opera per la Biblioteca Comunale di Foligno, per un’opera pubblica nella città di Siena. Nel 2010 realizza un’opera permanente all’interno dell’ampliamento del cimitero della città di Gubbio. Ha insegnato presso le Accademie di Belle Arti di: Carrara, Bologna, Roma e Perugia.

La Camera del Mago

camera del mago (1)
Giuliano Andreassi-Federica Braconi, Luca Costantini, Carlo Dell’Amico, Daniel Höpfner, Serenella Lupparelli, Patrizia Molinari, Attilio Quintili (con intervento audio di Massimo Cervini), Silvia Ranchicchio, Sara Sargentini

 a cura di
Andrea Baffoni

 Marsciano-Museo dinamico del laterizio e delle terrecotte
30 novembre 2014 – 6 gennaio 2015

Evento del Festival Marsciano Arte Giovani
apertura domenica 30 novembre ore 17.00

Giunto al traguardo della decima edizione, il Festival Marsciano Arte Giovani presenta l’esposizione La Camera del Mago, a cura di Andrea Baffoni, evento parallelo alla rassegna del Premio Creatività Città di Marsciano. La mostra si sviluppa negli spazi del Museo dinamico del laterizio e delle terrecotte, presentando nove opere ambientali degli artisti: Giuliano Andreassi-Federica Braconi, Luca Costantini, Carlo Dell’Amico, Daniel Höpfner, Serenella Lupparelli, Patrizia Molinari, Attilio Quintili (integrata da intervento audio di Massimo Cervini), Silvia Ranchicchio, Sara Sargentini. Ad ogni installazione è dedicata una sala della collezione permanente. Queste richiamano il metamorfismo della materia ponendosi in relazione al luogo e ai manufatti esposti. Si esalta il valore simbolico del laterizio come prodotto della lavorazione della terra, evocando parallelamente le dinamiche esistenziali dell’uomo. Lo spettatore si immerge nel territorio dell’arte entrando nella “camera del mago”, metafora della meraviglia suscitata dall’arte, e dell’artista come depositario di un sapere archetipo.

info

Museo dinamico del laterizio e delle terrecotte di Marsciano: 075/8741152
(negli orari di apertura: venerdì, sabato e domenica 10.30 – 13.00 e 15.30 – 18.00; lunedì 10:30 – 13)

uff. stampa mostra Giovanna Brenci
giova.brenci@gmail.com3482429102

GERARDO DOTTORI

dottori

GERARDO DOTTORI
L’interpretazione futurista della città e del paesaggio
Con l’adesione del Presidente della Repubblica
San Gemini
Palazzo Vecchio, Sala dei Priori
Stazione di Posta San Gemini, Sala Culturale
27 settembre -12 ottobre 2014
a cura di
Massimo Duranti, Andrea Baffoni, Francesca Duranti
inaugurazione sabato 27 settembre ore 18,30

Terra di rinascita, Attilio quintili

 

installazione

TERRA DI RINASCITA, ATTILIO QUINTILI

Come l’argilla è nelle mani del vasaio, cosi voi siete nelle mie mani

Geremia, 18,6

 Il processo cognitivo che ha portato Attilio Quintili alla realizzazione delle sculture in mostra, trova la propria origine nel contesto della cultura cristiano-cattolica declinata entro considerazioni a carattere laico sul senso della nostra presenza terrena, e sul mistero irrisolto della terra intesa nella doppia valenza di elemento materico e spirituale. Punto di snodo nel suo percorso di maturazione, da sempre legato al “mestiere” di ceramista, è stata la mostra del settembre 2012 Spiritualità e materia, da egli stesso concepita come volontà d’aggregazione e confronto con altri artisti[1], per un’indagine sul mistero alchemico della ceramica in rapporto ai segreti della creazione artistica. L’orientamento esistenziale di tale esperienza, indirizzata su questioni di carattere esoterico e cosmologico, ha condotto la riflessione di Quintili sul problema dei processi primari che determinano l’esistenza stessa della materia, quindi della ceramica, spingendosi verso il superamento del tradizionale modo di intendere quest’ultima e, conseguentemente, del proprio status di artigiano, giungendo così a risultati scultorei ottenuti intervenendo direttamente sul blocco d’argilla grezzo, riducendo al minimo l’intervento manuale ed esaltando caratteristiche maggiormente attinenti all’arte.

A supporto di ciò è opportuno sgomberare il campo dall’equivoco, fin troppo radicato in Umbria e in modo particolare nell’area di Deruta, tra il lavoro del ceramista e quello dell’artista sintetizzando brevemente il percorso di Quintili che precede le opere oggi mostrate. Propedeutico è ricordare come nel corso del Novecento l’argilla – non la ceramica – ha inaspettatamente assunto una valenza di materiale d’avanguardia, permettendo a taluni professionisti del settore di emanciparsi dai “propri protocolli formali”[2]. Una questione riguardante in modo particolare la figura dello scultore-ceramista, e per capire la problematica cui siamo di fronte basterà in tal caso citare le parole di Lucio Fontana che nel 1939, parlando della propria produzione ceramica, affermava: “io sono uno scultore e non un ceramista” [3], ribadendo e sottolineando la distanza tra le due attività e tra le due figure professionali.

Nella mostra del settembre 2012, al contrario, con l’opera Spiritualità e materia [4] Quintili perviene ad un esito opposto tramutandosi da ceramista in scultore: l’argilla, infatti, non si offre più in forma ceramica, ma nel suo stadio primario semi liquido, racchiusa in barattolini di vetro collocati su di uno scaffale da supermercato. Al di là delle considerazioni concettuali espresse dall’opera, a metà strada tra scultura e installazione, ciò che chiaramente emerge è il fatto che per la prima volta egli abbandona del tutto il linguaggio tradizionale, per rivolgersi all’elemento base e imprescindibile del proprio mestiere.

Non si tratta più di ceramica, come fin’ora ha fatto, ma di semplice argilla!

Il richiamo alla dimensione cosmica espresso nella mostra spinge successivamente Quintili a sperimentare inconsciamente sulla terra un gesto istintivo talmente estremo da risolvere in un singolo istante l’intera problematica fino ad allora perseguita, cioè l’intento di comunicare istanze spirituali attraverso l’arte ceramica. La deflagrazione di comunissimi artifici pirotecnici immersi nell’argilla fresca, ripropone per l’artista l’istante dell’esplosione stellare, dando alla terra una nuova connotazione e donandole una forma inedita, testimone di quell’unico irripetibile momento, simbolicamente allusivo ad un esteso concetto di genesi e rinascita.

Pur continuando a seguire gli stessi processi di un tempo, l’utilizzo che adesso Quintili fa di argille cotte nel forno, successivamente smaltate e nuovamente cotte, non è più finalizzato alla produzione di oggetti di quotidiana utilità, poiché ora l’opera vive di per sé ed è testimone solo della propria essenza. L’artigiano ha scavato così a fondo tra le radici del proprio lavoro da andare a condensare in un unico semplice oggetto, ottenuto attraverso un unico semplice gesto, il senso nascosto dell’elemento più importante, quello senza il quale la stessa parola ceramica sarebbe priva di senso e nessuna delle attività e città ad essa connesse esisterebbe: la terra.

Brevemente sui precedenti storici

Nel campo della ceramica, prima di queste “sculture esplose” di Quintili, per trovare un momento storico in cui la distanza tra il fare artigianale e quello artistico si accorcia al punto da annullarsi, si deve tornare alla stagione informale, che proprio in Umbria vide in Leoncillo uno dei suoi massimi interpreti. Le contingenze storiche di quegli anni spingevano gli artisti ad assumere un nuovo atteggiamento verso la realtà, rivolgendosi ad elementi primari, segnici o materici, cui ricondurre la vita e l’attività umana, trovando nell’umile argilla la materia ancestrale per eccellenza poiché in grado di giungere a molteplici stadi di lavorazione; ricca di tensione formativa; testimone del suolo su cui camminiamo; uno dei primissimi elementi forgiati dall’uomo perché modellabile con il più semplice degli strumenti: le mani.

Contestualmente altri artisti e ceramisti come Carlo Zauli, Nanni Valentini, il già citato Fontana, solo per ricordare i più noti[5], si fecero interpreti di un nuovo atteggiamento artistico verso il “linguaggio della terra”, elevando l’argilla a materia suprema. I ceramisti più sensibili iniziarono a prendere coscienza del fatto che la terra con cui stavano operando assumeva caratteri d’attualità sempre più preponderanti. Nel 1954 Asger Jorn organizza il I Incontro Internazionale di Albissola, riunendo numerosi artisti impegnati nella sperimentazione delle nuove possibilità della ceramica, le cui opere furono nell’autunno dello stesso anno presentate alla X Triennale di Milano. In anni in cui la ricerca d’essenzialità era divenuta parola d’ordine, le soluzioni espresse ad Albissola da Jorn e dagli ex appartenenti al movimento Co.Br.A, oltre che dagli artisti italiani, evidenziarono le straordinarie possibilità dell’argilla. Duttilità espressiva e molteplicità di soluzioni spingevano i maestri della ceramica al superamento dei limiti dettati dalle regole formali e dai protocolli funzionali del “mestiere”.

Parallelamente, mentre in Liguria l’innovazione passa quindi attraverso il richiamo a formule espressioniste, in Umbria nel 1957 Leoncillo, influenzato anche dalle teorie ultimo naturaliste di Francesco Arcangeli, intraprende un cammino di maturazione informale che lo spinge a parlare di scultura come “oggetto naturale”, reso vivo per ciò che la propria stessa condizione naturale comunica, limitando così l’intervento dello scultore al solo gesto istintivo che deve seguire, attento a non snaturarla, il senso stesso della materia[6]. L’artista acquisisce coscienza della terra e abbandona il richiamo a qualsiasi forma che non esalti di per sé tale elemento.

Leoncillo fa appena in tempo a vivere tale rivoluzione, la sua morte, avvenuta nel 1968, coincide con l’avvento di una nuova stagione artistica dove il richiamo alle forme ancestrali si carica di valenze concettuali e filosofiche sfociando nell’Arte Povera, Land Art e Minimal Art. Anche in questo caso la terra, intesa come “madre”, assume un valore di particolare pregnanza e l’argilla continua ad essere uno dei materiali più significativi. Particolarmente diffuso, a riprova di ciò, è l’uso della terracotta, materiale che esplica un valore espressivo primario soprattutto nell’ambito delle ricerche poveriste, spingendo un artista come Zorio a realizzare nel 1969 il Cerchio di terracotta, opera dalle molteplici allusività che spazia dal riferimento cosmico alla forma circolare, a quello più terreno della bocca vulcanica da cui sgorga la roccia incandescente destinata a divenire suolo fertile. Ancora il cotto è protagonista nei Soffi, sculture dove Giuseppe Penone allude al “soffio” divino che dalla terra genera l’uomo, come anche nelle forme primarie di Spagnulo, artista minimale che riconduce tutto al valore del fuoco e della presenza fisica dell’oggetto.

Solo brevi accenni, come premesso, di un itinerario molto più ampio e complesso che coinvolge numerosi artisti[7], sufficiente, tuttavia, a collocare l’opera di Quintili entro quell’ambito di ricerca espressiva che si sforza di vedere nella “terra” qualcosa di più che una semplice materia utile a realizzare tazzine da caffè, piatti, vasi e quant’altro. Una materia viva piuttosto, che nel corso del Novecento ha permesso all’arte ceramica di entrare in contesti ufficiali come Biennali, Quadriennali, grandi fiere d’arte e soprattutto al cospetto supremo della storia dell’arte contemporanea.

Materia ferita

Sgombrato il campo dagli eventuali equivoci e sottolineato il segmento artistico entro cui opera Quintili, torniamo a parlare delle “sculture esplose” dicendo subito che esse esprimono un valore estetico che unisce tutte le istanze fin’ora esposte: sono materia grezza, quindi primaria, su cui l’artista interviene in modo diretto e istintivo producendo un risultato che oltrepassa il problema della forma programmata, per dar vita ad una autonoma; un’essenza spirituale.

Il gesto di Quintili, va detto, si emancipa da quello informale, evitando inutili revival e collocando la propria opera nella contemporaneità, poiché concepita entro termini a quest’ultima coincidenti e con un “gesto”, l’esplosione, altrettanto contemporaneo. Certamente non siamo di fronte al primo artista che opera con il fuoco e con la polvere da sparo, si pensi ad esempio agli Shooting paintings di Niki de Saint Phalle o alle opere del pittore asiatico Cai Guo-Quiang che lavora producendo esplosioni di polvere pirica sulla superficie pittorica, ma certamente siamo di fronte al primo esempio di ceramista che ricercando il senso intrinseco del proprio mestiere, giunge a provocare esplosioni nel blocco d’argilla, generando sculture dove la forma diventa pura espressione poetica, cristallizzata nell’attimo stesso della nascita.

Dietro esse c’è il mistero del Big Bang; del vulcano che sprigiona la sua potenza; del terremoto che plasma la Terra; del meteorite che esplode nell’atmosfera; del mito della Genesi; della fede nel mistero di Dio creatore (qualsiasi esso sia); dell’arte come atto estremo e come “ferita”. E proprio su quest’ultimo concetto il cardinale Ravasi ricordava recentemente certe parole di Joseph Ratzinger, espresse prima che fosse eletto Papa, dove ammetteva la necessità che l’arte, come la fede, ritrovasse la sua capacità di ferire, poiché nella ferita c’è quel senso di inquietudine che sprona l’uomo a reagire e ad assumersi le proprie responsabilità. Non solo, la ferita è intesa come “feritoia” cioè apertura verso l’esterno che permette di vedere grandi spazi, e l’arte, come la fede, ha sempre avuto il merito di aprire l’animo umano al mistero dell’invisibile poiché, parafrasando Paul Klee: “l’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”.

C’è dunque nel “gesto” di Quintili una ricerca d’assoluto che lo pone in netto parallelismo non solo con l’informalità di Leoncillo, ma anche con la gestualità di Fontana sebbene, come giustamente sottolinea Antonella Pesola, nel derutese l’atto programmatico del taglio è quasi del tutto assente poiché, nell’istante della deflagrazione, la terra assume una propria forma spontanea mai identica alla precedente. L’esplosione crea nel blocco di creta fresca un vuoto spontaneo, anche se inizialmente guidato – come in Burri che ulcerava le plastiche con la fiamma, – una ferita o feritoia aperta sull’ignoto della materia, un “vuoto che diventa pienezza”, come ancora scrive Pesola; un vuoto che è sostanza per comprendere l’invisibile che ognuno di noi ha dentro, ma che deve essere stimolato ad emergere.

Quintili “violenta” la terra per tradurla in arte, abbandonando del tutto il mestiere e la perizia del ceramista, violentando anche il proprio forno, distrutto internamente dalle tante esplosioni, quelle vere, dell’argilla in cottura. La materia, infatti, risente fisicamente di quelle esplosioni che la trasformano quando ancora si trova allo stato duttile; tensioni interne che richiamano l’energia della terra e che a volte nel processo di cottura si liberano come quando la crosta terrestre, cedendo alla forze telluriche, scatena il sisma.

Il ceramista, l’artigiano, opererebbe attentamente perché la terra fosse forgiata al meglio, evitando accuratamente qualsiasi incrinatura dell’oggetto, poiché egli è padrone della forma. Quintili al contrario si fa mezzo, umilmente smette di prevaricare sulla forma lasciando il risultato alla spontaneità della materia; provoca lui l’esplosione, certo, ma non è più padrone della forma; adesso l’artista è padrone solo dell’idea. Eppure la perizia del ceramista non è ancora venuta meno, perché se è vero che così facendo egli abdica al mestiere esponendosi alla “follia” dell’arte – perché per un ceramista esperto gli atti di Quintili, al punto tale da spaccare il forno, sono quanto mai scellerati – è pur vero che non basta far esplodere un pezzo di terra per giungere a simili risultati, poiché la terra va conosciuta. L’esperienza del ceramista adesso si rivolge alla materia base, e qui torniamo al presupposto iniziale; Quintili smette di essere ceramista nel momento in cui cessa di pensare alla ceramica secondo il suo processo tradizionale, rivolgendosi all’argilla quale elemento ancestrale. Perché le sculture riescano a raggiungere tali forme eleganti, l’artista deve conoscere profondamente la materia, cioè la terra, che ha una propria identità poiché “oggetto naturale”, come già definito da Leoncillo. Ecco il procedimento a ritroso di Quintili: tornare a conoscere l’elemento primario, prenderne coscienza, conoscerne gli intimi segreti – nel caso dell’argilla si parla di malleabilità, duttilità, grana, morbidezza, composizione e tempi d’essiccazione dovuti alle stagioni –  e infine operare il gesto che produrrà l’opera d’arte.

Ogni singola scultura contiene in sé il mistero della terra come entità geologica e spirituale, e il nero che la contraddistingue è ancora una volta allusivo al vuoto e al mistero del cosmo. A quello squarcio o ferita che l’artista infligge alla coscienza del sé; alle tante domande prive di risposte; al fatto che per quanto l’uomo tenti di spiegare l’esistente, resta comunque avvolta nel mistero l’esistenza.

Andrea Baffoni, Perugia, febbraio 2013

[1] Cfr. Spiritualità e materia, a cura di Andrea Baffoni (Deruta, ex Fornace Grazia, 2 settembre-7 ottobre 2012); nella mostra, ideata dallo stesso Quintili erano presenti, oltre a quest’ultimo, Vettor Pisani, Carlo Dell’Amico, Andrea Fogli, Patrizia Molinari, Gloria Pastore e Marino Ficola.

[2] Cfr. Flaminio Gualdoni, “Un probabile umore dell’idea”. Quattro scultori del dopoguerra: Fontana, Leoncillo, Valentini, Zauli, cat. della mostra (Forlì, Galleria Bianconi, 6-25 novembre 2008; Faenza, Museo Carlo Zauli, 29 novembre-29 dicembre 2008), Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, Milano 2008.

[3] Lucio Fontana, La mia ceramica, in “Tempo”, 21 settembre 1939; l’articolo è ripubblicato in P. Campiglio, “Io sono uno scultore e non un ceramista”. La ceramica di Lucio Fontana nella seconda metà degli anni Trenta: uno scritto e alcune ceramiche inedite, in “Faenza”, LXXX, 1-2, 1994.

[4] Si noti che titolo dell’opera Spiritualità e materia coincide con quello della mostra poiché entrambe legate al progetto di Quintili da lui stesso portato avanti.

[5] Contestualmente ad essi operarono nel contesto della ceramica informale altri significativi artisti  come Franco Meneguzzo, Nello Bini, Nedda Guidi, Franco Placidi, Muky Matteucci, Auro Salvaneschi, Luigi Gismondo. Per un utile approfondimento si veda Luciana Martini, Approccio alla ceramica informale in Italia, in “Faenza”, LXIX, fascicolo 1-2, 1983, pp.108-120.

[6] Cfr. Gualdoni, cit., p. 13.

[7] Ulteriori elementi sulle tendenze della ceramica anni settanta si trovano in Luciana Martini, Alcune tendenze della ceramica degli anni ‘70, in “Faenza”, LXXI, fascicolo 1-3, 1985, pp. 91-107.

L’ORIGINE DU MONDE

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8/16 marzo 2014

Inaugurazione 8 marzo ore 18.00 p.m.
freemocco’s house, Deruta

L’8 marzo la freemocco’s house apre ad una nuova serata/evento dal titolo L’ORIGINE DU MONDE. La formula, inedita per freemocco, vede gli artisti invitati ad un confronto uomo/donna che sarà il filo conduttore della serata. Il titolo della mostra L’ORIGINE DU MONDE e il giorno della sua inaugurazione l’8 marzo diventano i presupposti della riflessione che gli artisti sono chiamati a rappresentare proponendo installazioni inedite. I protagonisti: Sergio Coppi e Natascia Becchetti – Tonina Cecchetti e Attilio Quintili – Rita Albertini e Armando Moriconi – Andrea Baffoni e Giovanna Brenci. La mostra sarà visitabile fino al 16 marzo 2014. Per l’occasione verrà realizzato un libro d’artista in rigorosa tiratura limitatissima a souvenir della serata.
Alla rivelazione dell’ORIGINE DU MONDE si raccomanda; niente mimose, solo opere di bene!

Il silenzio del pieno – ATTILIO QUINTILI- LUCA COSTANTINI

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30 giugno 2013

IL SILENZIO DEL PIENO
a cura di Andrea Baffoni
con un testo di Antonella Pesola

NUOVOH ANTICOH USATOH
via Sandro Penna, 22l
Sant’Andrea delle Fratte, Perugia

dalle 20 alle 24 special muisc selection:
★★ DJ $ISOH ★★★
★★★ NUOVOH.ANTICOH.USATOH.★★★

IL SILENZIO DEL PIENO: Nel tempo degli inutili clamori l’arte si rifugia in luoghi inconsueti per dar la possibilità agli spiriti liberi ancora in vita di apprezzarne l’essenza. In quest’ottica gli artisti Luca Costantini e Attilio Quintili sfidano le consuetudini con una esposizione dove l’impalpabile si confonde con l’eccesso, e l’immaterialità dell’arte diventa presenza. Il Silenzio del Pieno è una mostra sperimentale che sorprende gli spettatori, ignari protagonisti a loro volta di un’esperienza multisensoriale.
L’evento, organizzato dallo staff Freemocco, è sponsorizzato dal Nuovoh Anticoh Usatoh di Daniele Brufani che ha offerto i propri ampi spazi di via Penna come inconsueta e stimolante location, scelta dettata dalla voglia di rompere la monotonia di un sistema al collasso e voluta per un luogo simbolo di un tempo dove la necessità sta riportando tutti a riscoprire usi dimenticati.